(no, non è un porno..)

 

 

Non c’è scampo, nel vero orrore.

Se possiamo ritenerci al sicuro, dopo aver visto una pellicola dell’orrore o un thrillerone da brividi, poiché tanto “è un film”, quando invece ciò che abbiamo davanti è vero, palpabile, che i volti sullo schermo non sono solamente semplici attori pagati per far finta di soffrire o stare male, bensì persone in carne e ossa, con il loro dolore e il loro vuoto, allora incominciamo anche noi a sentire quel vuoto, quell’angoscia, quella disperazione.

Titicut Follies è un documentario del 1967, girato all’interno del Massachusetts Correctional Institution da Frederick Wiseman.
La pellicola in questione, come precedentemente affermato, è inquietante e terribile, mostrando i pazienti in condizioni totalmente inumane, trattati più come cavie (no, come oggetti inanimati) che come uomini.
Senza narrazione, titoli o musica, Wiseman offre una fredda, clinica e distaccata visuale su questo crudo mondo:

Si vede gente sanissima rinchiusa lì dio solo sa perché (probabilmente ragioni politiche), tra cui un ragazzo russo che chiede spiegazioni per il suo internamento, spiegando al dottore di essere sano e voler ritornare in prigione, ma in compenso riceve solamente una dose maggiore di medicinali.

Si vede un mucchio di malati nudi, non si capisce perché.

Si vede una guardia stuzzicare un internato facendogli ininterrottamente la solita domanda, avendo come reazione uno scoppio d’ira.

Si vede un malato che non mangia da tre giorni, che viene quindi costretto con la forza: completamente nudo (stranamente) viene legato sopra un lettino di ferro. Il dottore (di cui parleremo poi) inserisce dunque un tubo nella narice, spingendolo troppo, troppo dentro il corpo del paziente. Dall’altra parte della cannula c’è un imbuto, in cui er doktor versa dell’acqua, della zuppa e del whisky. E gli ci cade dentro la sigaretta. La scena in questione viene inframezzata da attimi di pellicola raffiguranti la preparazione dello stesso uomo, morto, per il funerale. Raggelante l’inquadratura dell’uomo sul lettino, inerme, immobile. Con una lacrima che gli scende lungo il viso.

E il dottore, beh, il dottore! È il Dr.Stranamore, uguale, stesso sorriso, stessa parlata, stesso occhialino e stessa follia, basti sapere che basa le sue disagnosi su dati tipo “quante volte al giorno vai al bagno?”, “quante volte al giorno vanno al bagno i tuoi amici?” o “ami tua madre o tuo padre?”, e se nel film di Kubrick può far sorridere un personaggio del genere, qua fa solamente schifo, paura e inquietudine.

Primo e ultimo film americano a essere vietato per ragioni che non siano oscenità o sicurezza nazionale (eh bè!). Dopo che la repubblica del Massachusetts denunciò i registi, la corte suprema stabilì che la pellicola costituiva un’invasione della privacy degli internati, e ordinò il ritiro del film
dalla circolazione. E OLÈ!

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Un Commento

  1. Vannabis says:

    brrr mi fai venire voglia di non vederlo! però dev’essere un opera bellissima nel suo crudo filmare la realtà, sicuramente da recuperare quando si parla di riaprire certi luoghi..

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Gli zombie non pagano da bere.

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