Quinto film Zombie di Romero, il primo girato in soggettiva sotto forma di film-documentario, una delle cause il ridottissimo budget.. ridotto anche nella distribuzione: il film è uscito in una decina di sale italiane..

Estrema riflessione e critica sociale americana nella pellicola: il clandestino che si insinua nel territorio, si adatta, si trasforma e colpisce dall’interno. La paura è all’interno e non all’esterno, la cosa si riflette anche nel film, concentrando gli attacchi quasi sempre dentro abitazioni, ville, rifugi.

Il film fa paura quando serve, (aimé) non è splatter ai livelli de Dawn of the Dead e la tecnica è decisamente affinata.

Tornano, finalmente, gli zombi lenti, e scemi, non quei frenetici e claustrofobici di 28 giorni dopo etc..

Il film alterna riprese in soggettiva da due telecamere, video di camere di sorveglianza e spezzoni di telegiornale. Pochi pan, pochi zoom e pochi effetti speciali: si documenta la realtà là fuori.
Cattivo il paragone con Cloverfield.. ci sono anni luce di distanza tra le sceneggiature e le regie; Romero è decisamente riuscito meglio di Abram nell’intento, riportando in vita i morti ancora una volta, ancora una volta nel migliore dei modi.

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Gli zombie non pagano da bere.

Gli zombie non ci vogliono più pagare da bere… se però volete pernottare a roma, io vi consiglio un Residence Roma decisamente top! non ci sono zombie, né cadaveri, ma quelli potete portarveli voi da casa! :)